Il senso del “confine” nell’operatore del Ben Essere

di Marco Vignoletti – giornalista Sinape Felsa Cisl

Dopo la positiva esperienza del Convegno di Bologna dedicato alle medicine biointegrate per la Salute, la Naturopatia e la Benattia, lo scorso giovedì 30 marzo si è svolto il Consiglio Nazionale del SINAPE; un momento di proficua connessione al quale, al di là dei temi sul tappeto, è sempre bello partecipare, per mantenere vivo quel senso del “gruppo” che rappresenta la nostra vera benzina.

Un gruppo variegato il nostro, che assume il valore di una grande famiglia con passioni e obiettivi condivisi.
Durante i lavori del Consiglio, a più riprese, si è fatto riferimento al nostro Codice Deontologico, come punto di riferimento essenziale che orienta l’operato dei professionisti del Ben Essere; non soltanto uno strumento di autotutela e trasparenza professionale, ma anche una garanzia dei diritti del cliente.
A tale proposito, mi soffermerei per un istante sull’Articolo 4, che recita “L’iscritto, nell’ambito della propria Professione, deve operare con ordine, disciplina e autocontrollo, distinguendosi per comportamento, serietà ed osservanza dell’etica professionale (…).

Un passaggio che trovo intimamente legato ad un concetto emerso durante il Consiglio: il senso del “confine”. Come interpretare questo confine? Certamente non in senso censorio, come limite frustrante, ma come suggello della nostra raggiunta maturità professionale, a tutela del cliente e, non ultimo, del vasto mondo che rappresentiamo.
Un senso del confine che non ha a che fare soltanto coi codici e i regolamenti, ma che è intimamente legato alla nostra essenza come operatori “sottili”, “energetici”, a quella sensibilità particolare alla base del nostro agire.
In ultima analisi, sulla via faticosamente tracciata della definitiva affermazione professionale, fare di questo senso del confine una “virtù” diventerà il nostro miglior biglietto da visita.

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